03 Agosto 2012 | Vita professionale

Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il regolamento governativo di attuazione della delega sulla riforma degli ordinamenti professionali. Il CNF contesta la illegittimità del Dpr, visto il mancato stralcio della normativa sulla professione forense.

Il Consiglio nazionale forense ritiene che il mancato stralcio dal regolamento sulle professioni approvato oggi dal Consiglio dei ministri, della normativa sull’Avvocatura, professione riconosciuta dalla Costituzione, sia un attacco al diritto di difesa.
Nell’odierno comunicato stampa del CNF si legge: “Per lo statuto dell’avvocatura, soggetto imprescindibile della giurisdizione, serve una legge dello Stato. Il regolamento non rispetta le specificità delle professioni e inspiegabilmente non esclude dal suo ambito di applicazione gli avvocati che, come i medici, svolgono una attività relativa a diritti costituzionalmente riconosciuti.
Il Cnf non può che stigmatizzare questo approccio, prima che sul merito, innanzitutto sul metodo di legiferare in materia di professioni e di avvocatura e si riserva di adire ogni rimedio giurisdizionale per denunciare la illegittimità del regolamento.
A questo si aggiungono le gravi perplessità che suscita la disciplina in esso contenuta, in alcuni passaggi di chiara impronta dirigista ed esorbitante dai poteri regolamentari dell’Esecutivo.
Il Cnf peraltro attende di conoscere la decisione del Governo, che a quanto risulta si è riservato di comunicarla la prossima settimana, circa l’assenso al passaggio in commissione giustizia alla camera in sede deliberante della riforma forense. Un rifiuto sarebbe inspiegabile e inusuale in una dialettica istituzionalmente corretta con il Parlamento, attesa la chiara volontà parlamentare in questo senso. 3-8-2012”