17 Febbraio 2011 | Vita professionale

Commissione Giustizia della Camera – Riforma professione forense – Audizione del CNF e delle Associazioni forensi

La Commissione giustizia della Camera dei Deputati ha sentito, il 16 febbraio 2011, le Associazioni forensi ed il CNF sul tema della riforma dell’ordinamento forense.

La richiesta comune dei rappresentanti dell’Avvocatura è stata quella di una riforma tempestiva, non più procrastinabile, questo è il dato rilevante, sottolineato da tutti: è essenziale modificare una legge vecchia di 70 anni della cui riforma si era iniziato a parlare, senza per altro portarla a termine, esattamente 50 anni orsono.

Le associazioni specialistiche, nel ribadire tale esigenza, hanno evidenziato che le modifiche introdotte, nel passaggio in  Senato, al testo originariamente licenziato dalla Commissione Giustizia e coincidente con quello varato dal “tavolo” unitario dell’avvocatura, presentano rilevanti incongruenze.

La specializzazione forense, anzitutto, deve rappresentare il culmine di un percorso di formazione e di esperienza pratica, oltre che di approfondimento settoriale teorico: ciò impone che il titolo non possa essere conseguito se non dopo un periodo congruo (almeno 4 anni) di esercizio della professione.

La norma transitoria deve garantire un passaggio razionale al nuovo regime, impedendo che la previsione dell’ esame obbligatorio, anche per chi con ultraventennale esperienza è già riconosciuto come specialista, produca una svalutazione del titolo il quale, non venendo richiesto  proprio da costoro, finisca per aver  minor valore per i più giovani che vogliono specializzarsi.

La disciplina dell’accesso alla professione (pratica forense ed esame di abilitazione) deve garantire che all’esame si acceda quantomeno se in possesso di un minimo di conoscenze elementari. Le prove di preselezione informatica svolgono tale funzione, rendono  il numero degli esaminandi più contenuto e permettono conseguentemente una selezione accurata che tuteli i capaci e meritevoli.

L’obiettivo primario, hanno sottolineato in conclusione  le associazioni specialistiche, è salvaguardare la qualità della professione in ragione dell’alta funzione dell’avvocato nella  tutela degli interessi dei cittadini. La priorità deve essere non quella della tutela di interessi di  categoria, ma appunto quello dei cittadini.

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Comunicato delle Associazioni  AGI  –  AIAF  – UNCC  – UCPI  – UNCAT

17.2.2011